Angelo Bottali (Brescia 1962)

Lavora per alcuni anni nel laboratorio dell’artista Franca Ghitti. A 24 anni entra come monaco nella comunità de I Ricostruttori. Si dedica dieci anni al lavoro nei campi per poi iniziare gli studi di filosofia e teologia alla facoltà pontificia Gregoriana a Roma. Ordinato sacerdote si avvicina all'iconografia prima bizantina tramite Ivan Polverari,  poi a quella russa seguendo corsi annuali di Cristina Prokhorova e Alexander Stalnov. Approfondisce il linguaggio e la tecnica iconografica frequentando la scuola di iconografia san Giuseppe tenuta da Laura Renzi e Giovannni Raffa, maestro di cui continua a seguirne gli insegnamenti. Nel 2012, dopo aver trascorso alcuni mesi a Gerusalemme, lascia la comunità religiosa nel desiderio di approfondire e ampliare attraverso altre ermeneutiche, lo studio della Sacra Scrittura, si iscrive alla facoltà valdese di teologia a Roma.

 

L'attuale ricerca artistica prende avvio dall'incontro con Riccardo Bargellini che gli propone di 'dipingere iconograficamente' prendendo spunto dai disegni di icone rivisitate da Manuela Sagona, artista dell'Atelier Blu Cammello. L'intuizione di Riccardo permette una riconsiderazione del lavoro dell'esegeta e dell'iconografo tra loro molto affini: la  loro sintonia  non si fonda su condiviso un oggetto di interesse (rappresentazione del 'sacro'), né su una comune intenzionalità morale (rendere i fruitori più pii o più devoti), piuttosto entrambi si pongono come una possibilità di accesso allo spazio della libertà interiore, luogo in cui è possibile realizzare la scelta di aderire pienamente alla 'Vita'. Come l'esegeta con particolari strumenti mira a fare emergere da tutte le parole contenute nelle Scritture una Parola capace di trasmettere vita, similmente l'iconografo deve fare emergere da ogni realtà quella  luce  capace di trasfigurare ogni volto umano. È una percezione esperienziale che chiamiamo 'Dio' quando, come luce e vita, ogni realtà umana si satura di senso e di significato, trasfigurandosi, rendendosi così trasparente alla sua stessa luce.

Di conseguenza implicita nell'intuizione di Riccardo l'esigenza di ripensare, anche sul versante iconografico, quello che in campo esegetico già l'approccio protestante aveva avviato: un riallineamento storico riconsiderando il rapporto con la tradizione che non può mai essere una ripetizione automatica. Una tradizione-trasmissione che vuole ripetere senza 'nulla' cambiare, che pensa di fare a meno di un io responsabile che attualizza il messaggio nella propria vita, in realtà uccide il messaggio perché ne rende impossibile il passaggio, vitale, da una generazione all'altra. L'iconografo al pari dell'esegeta non deve annullare il proprio io, ma decentrarlo; renderlo sempre più trasparente al fine di farne luogo di accoglienza e di passaggio di un messaggio, sempre "Altro da se'', che viene trasmesso.

 

EVENTI E MOSTRE

2017

No One > Arte Spazio Tempo, Venezia