Ha lavorato per alcuni anni nel laboratorio dell’artista Franca Ghitti. A 24 anni è entrato come monaco nella comunità de "I Ricostruttori", dedicandosi per dieci anni al lavoro nei campi, per poi intraprendere gli studi di filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Ordinato sacerdote, si è avvicinato all’iconografia: inizialmente a quella bizantina, tramite Ivan Polverari, e successivamente a quella russa, seguendo i corsi annuali di Cristina Prokhorova e Alexander Stalnov. Ha approfondito il linguaggio e la tecnica frequentando la scuola di iconografia San Giuseppe, tenuta da Laura Renzi e Giovanni Raffa, maestro di cui continua a seguire gli insegnamenti. Nel 2012, dopo aver trascorso alcuni mesi a Gerusalemme, ha lasciato la comunità religiosa nel desiderio di ampliare, attraverso altre ermeneutiche, lo studio della Sacra Scrittura, iscrivendosi alla Facoltà Valdese di Teologia a Roma. Nel 2015 ha iniziato una nuova ricerca artistica nata dall'incontro con Riccardo Bargellini, il quale gli ha proposto di "dipingere iconograficamente" prendendo spunto dai disegni e dalle icone rivisitate da Manuela Sagona, artista dell'Atelier Blu Cammello. L’intuizione di Bargellini ha permesso una riconsiderazione del lavoro dell’esegeta e dell’iconografo, figure tra loro molto affini: la loro sintonia non si fonda su un condiviso oggetto di interesse (la rappresentazione del "sacro"), né su una comune intenzionalità morale (rendere i fruitori più devoti), quanto piuttosto sulla volontà di porsi come una possibilità di accesso allo spazio della libertà interiore, luogo in cui è possibile aderire pienamente alla "Vita".
Come l’esegeta, con i suoi strumenti, mira a far emergere dalle Scritture una Parola capace di trasmettere vita, così l’iconografo deve far scaturire da ogni realtà quella luce capace di trasfigurare il volto umano. È una percezione esperienziale che chiamiamo "Dio" quando ogni realtà si satura di senso, rendendosi trasparente alla propria luce.
Di conseguenza, nell'intuizione di Bargellini è implicita l’esigenza di ripensare, anche sul versante iconografico, ciò che in campo esegetico l’approccio protestante aveva già avviato: un riallineamento storico che riconsideri il rapporto con la tradizione, la quale non può mai risolversi in una ripetizione automatica. Una "tradizione-trasmissione" che voglia ripetere senza nulla cambiare, pensando di fare a meno di un "io" responsabile che attualizzi il messaggio, finisce in realtà per uccidere il messaggio stesso, rendendone impossibile il passaggio vitale tra le generazioni. L’iconografo, al pari dell’esegeta, non deve annullare il proprio io, ma decentrarlo: renderlo trasparente affinché diventi luogo di accoglienza e di passaggio di un messaggio che resta sempre "Altro da sé".
EVENTI E MOSTRE
2021
Ex-arte - Spazio Montallegro, Livorno
2018
Connessioni necessarie - IMFI Museo Attivo Claudio Costa, Genova
2017
No One - Arte Spazio Tempo, Venezia