Maurizio Fontanelli (Livorno 1970)

Figlio di Giorgio Fontanelli (Livorno 1925 - 1993) docente di Storia dello Spettacolo all’Accademia di Carrara, Maurizio è un grafico autodidatta, laureatosi in lettere moderne alla facoltà di Pisa, indirizzo storico artistico con una tesi sulla processione del Venerdì Santo di Bibbona. L’elemento sacro accompagna la sua ricerca artistica, nelle sue opere tende a rappresentare in maniera ossessiva la sofferenza e l’agonia della vita umana come rimando alla Passione di Gesù; l’idea del vuoto e di un aldilà che non esiste lo angoscia, ha bisogno di credere e nello stesso tempo criticare chi oltraggia Cristo con il proselitismo e le bestemmie. Nei suoi disegni Fontanelli raffigura la sua inadeguatezza di vivere in una società improntata sul sesso e il terrore di un umanità che non accetta più di invecchiare. Per la realizzazione delle sue opere utilizza cartoncini di vari formati disegnandovi con tecniche miste, corpi mutanti, invecchiati o in decomposizione, insieme a grandi sessi maschili e femminili e Cristi in croce, tutto a rappresentare con un’ironica distorsione dei danni causati del materialismo, del consumismo e dello spreco delle risorse della terra.

 

 

EVENTI E MOSTRE

2022

Per altre vie - Galleria Gliacrobati, Torino

 

2021

Sono altro. Sono altrove - Palazzo Barolo, Torino

Manifestival - Comune di Livorno, Livorno 

 


 

 

MAURIZIO FONTANELLI: UN’INTERVISTA 

Riccardo Bargellini

(dal catalogo: Sono altro. Sono altrove - Sacro e Profano nell’arte irregolare, Valigie Rosse, 2021)

 

Quando hai sentito il bisogno di esprimerti graficamente?

Il primo “vagito artistico” sicuramente l’ho emesso da bambino quando giocavo con i pennarelli di babbo e mi inebriavo del loro odore “alcolico”. Se però parliamo di un inizio di autoconsapevolezza e di ambizioni artistiche, tutto questo è avvenuto a 16 anni: da completo autodidatta, osservavo le opere dei maestri oppure assecondavo le suggestioni della musica che ascoltavo o dei film che guardavo alla televisione e arrivavo così a dare vita alle mie fantasie.

 

Come vedi la società contemporanea?

Non voglio accodarmi alla lunga schiera dei disfattisti di professione, tuttavia non posso esimermi dal contemplare un mondo pervaso dal materialismo, dall’individualismo, dalla competizione più sfrenata, dall’omologazione delle tradizioni e delle culture e da un allontanamento dalla spiritualità in genere. Credo però che vi sia ancora una minoranza numerosa che cerca con ogni mezzo di conservare e difendere il patrimonio di valori e di cultura che l’umanità è riuscita a produrre nella sua storia millenaria.

 

Il senso del sacro può aiutare ad affrontare rabbia e paure?

È una domanda che dovrebbe essere rivolta a un teologo o a un filosofo: io sono soltanto un artista. Personalmente credo in Dio e nell’esistenza di una vita ultraterrena: parafrasando Pasolini, potrei dire che Dio esiste ma non ho le prove. Senza dubbio viviamo in un mondo tormentato che sottopone a continue sfide la fede di qualsiasi credente. In ogni caso, la prospettiva di una morte a cui dovesse seguire il Nulla mi terrorizza.

 

Cosa ti appassiona di più?

Ho una personalità contraddittoria. Tutto mi appassiona, è difficile stabilire una gerarchia: la natura, l’arte, l’amicizia, l’amore, i vecchi oggetti, il modellismo, la musica. L’elenco potrebbe proseguire all’infinito. Al tempo stesso sono una persona sfiorata da malinconie e nostalgie ricorrenti. In quei momenti cerco aiuto nelle mie passioni e la tempesta emotiva lentamente svapora e riprendo a vivere.

 

Hai un messaggio da condividere?

Spero di avere moltissimi messaggi da condividere, i miei lavori sono concepiti esattamente come messaggi da percepire e condividere.

 

Quali speranze?

Anche questa è una domanda troppo impegnativa per essere posta a un semplice artista. Posso però dire che, nel mio caso, la risposta dipenderebbe e varierebbe drasticamente a seconda dell’umore del momento.